Documentari

NOTHING TO HIDE è un documentario creato e diretto da una coppia di giornalisti berlinesi, Mihaela Gladovic e Marc Meillassoux. Il documentario è stato creato da un team multinazionale per mettere in discussione la crescente, sconcertante e passiva accettazione pubblica di massicce incursioni di aziende e governi nella privacy e nei diritti individuali e di gruppo. Troppo spesso il mantra tradizionale è diventato "Sorveglianza? Non ho nulla da nascondere!"

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THE SOCIAL DILEMMA (2020) - transcript

Disponibile su Netflix, il docufilm The Social Dilemma descrive in modo chiara e, per certi versi aggressivo l'impatto che i social network hanno avuto e continuano ad avere in maniera sempre più mirata e, per certi versi, preoccupante sulle nostre vite. Facendo leva su principi di persuasione ben studiati ci mostra come i nostri comportamenti e i nostri clic tra Pc e Smartphone vengano monitorati, accuratamente analizzati e "condizionati" al fine di indurre il nostro comportamento verso condotte agite a fini commerciali e non solo. 

Il docufilm racconta attraverso una serie di interviste opportunamente selezionate a personaggi più o meno noti dell'ambiente social con quale accuratezza le nostre menti sono sempre più manipolate, indirizzando i nostri comportamento verso condotte desiderate da manipolatori occulti che per puri fini azinedali e di profitto ci guidano fin dalla più tenera età rendendo sempre più veritiero il famoso mondo del Truman Show.

Discussione-stimolo sul docufilm The Social Dilemma

Il recente documentario Netflix The Social Dilemma mette in luce, in modo provocatorio, i modi in cui i social media e le società di social networking abbiano manipolato la psicologia umana, ricablando il nostro cervello con inevitabili conseguenze sulla nostra vita. Basta pensare alle applicazioni social che occupano gran parte del nostro tempo e che, spesso, sono terreno fertile per fenomeni gravi come il cyberbullismo, nonché veicolo di fake news. Attraverso più interviste con gli ingegneri della Silicon Valley che hanno progettato proprio le tecnologie che ora temono, e con una serie di quesiti posti ad esperti di tecnologia e psicologia, il documentario offre uno sguardo su un mondo che pochi comprendono davvero, e sugli esiti diretti che ne derivano e che ci riguardano. Come possiamo cambiare la nostra relazione con i social media? A quali risvolti social dovremo essere pronti in un futuro non troppo lontano? Quali i pericoli che ancora ci attendono? A dialogare sul tema, tre tra i principali esperti in Italia: Luca La Mesa, Social Media Strategist, Presidente di Procter&Gamble Alumni Italia e Investor di SingularityU Italia, Frieda Brioschi, Digital Consultant & Project Leader, e David Orban, Advisor & Faculty di Singularity University.

THE GREAT HACK - PRIVACY VIOLATA - Documentario su Cambridge Analytica

The Great Hack è un documentario del 2019, disponibile su Netflix dall’estate del 2020, che racconta attraverso interviste e reportage gli scandali legati a Cambridge Analytica per la diffusione dei dati delle persone durante la campagna presidenziale di Donald Trump alle elezioni degli Stati Uniti d’America nel 2016 e l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, prodotto da Jehane Noujaim e Karim Amer.

La trama del documentario

Revolution OS

Per essere bravi "tecnologi" forse bisogna essere anche un po'...psicologi... Credo sia questo il segreto del successo di un grande amico (conosciuto inizialmente tramite web proprio grazie a questo film-documentario) e due volte "collega" (in quanto informatico e psicologo) Arturo Di Corinto, il quale ha saputo raccontare, attraverso la selezione di opportune interviste e documenti, la storia del codice libero, ovvero la storia di quegli hacker che hanno rivoluzionato il mondo del software, di alcune multinazionali che stanno combattendo una battaglia commerciale e di una comunità innumerevole di programmatori sparsi per il globo che lavorano costantemente allo sviluppo di progetti software open source, creando un percorso che traccia un pezzo fondamentale di storia informatica.

Revolution OS II

Nel video-documentario Stallmann ci spiega le diverse ragioni per cui le scuole dovrebbero insistere sul software libero. Il primo motivo è, ovviamente, il risparmio economico. Come afferma S. A. de Silveira (Presidente dell'0Information Technology Institute del governo brasiliano): "invece di spendere denaro pagando licenze d'uso, spendiamo denaro per insegnare ai professori ad usare l'informatica come strumento didattico e pedagogico"... Stallmann aggiunge motivi e fini didattici: "se il programma è un software libero l'insegnante potrà fornire il codice sorgente per comprendere come lavora il programma e esercitarsi a migliorarlo oppure a cambiarlo"... Infine, "la ragione più profonda per cui le scuole dovrebbero insistere nell'uso di software liberi è per insegnare alle persone come essere dei bravi cittadini, abituarli alla cooperazione".

INTERNET REVOLUTION
Come la rete ha cambiato il mondo
 

(Video premiato Digital Emmy Award e Bafta Award)

Era il 6 agosto 1991 quando Tim Berners-Lee mise on-line il primo sito web dedicato alla comunità scientifica. L’iniziativa passò quasi inosservata, ma quell’idea avrebbe rivoluzionato la vita dell’intera società umana. Oggi possiamo ripercorrere la storia di internet, analizzarne i frenetici cambiamenti e prevedere ciò che ci riserverà nel futuro: questo ricchissimo dossier ci guida in un percorso tra luci, ombre e segreti dello spazio virtuale, interrogando i pionieri del web, come lo stesso Berners-LeeBill Gates di MicrosoftSteve Wozniak di AppleMark Zuckerberg di FacebookJimmy Wales di WikipediaChad Hurley di YouTube e molti altri super esperti. Il web come strumento di libertà espressiva, di cooperazione, di “democrazia dei contenuti”. Ma a quali costi e a quali rischi? Il programma ci svela come noi tutti, inconsciamente, stiamo cambiando il nostro modo di vivere e la nostra mentalità.

01. LA VERA DEMOCRAZIA

Internet ha mantenuto le sue promesse di accesso globale e informazione libera e gratuita? Quanto la cultura del web minaccia le nozioni di proprietà, valore e libertà creativa? 

WikipediaNapsterYouTube e la cultura del blogging suggeriscono una storia più complessa di una semplice democrazia virtuale.

02. NEMICA DEL POTERE

Qual è l’impatto di internet sulla politica? La libera informazione che circola attraverso i social network è un’arma dell’individuo contro l’autorità. Il web accelera la globalizzazione, crea alleanze trasversali, reinventa le strategia di guerra… gli esempi di TwitterPaypal, la guerra cibernetica della Russia contro l’Estonia.

03. IL COSTO DELLA LIBERTÀ

Gli affari hanno invaso il web e sviluppano sistemi ingegnosi per far soldi, ad un prezzo per la nostra società e la nostra privacy. Quale lezione ci insegna l’esperienza di Amazon e delle società nate durante la bolla speculativa delle “dotcom”? Come ha fatto Google a dominare il mercato? Se migliaia di società fondano il loro business su database che raccolgono le abitudini e i gusti della gente, che ne sarà della nostra privacy?

04. HOMO INTERNETICUS

social network hanno riscritto la mappa delle relazioni sociali, ma internet mette anche a disposizione una mole di informazioni di dimensioni inimmaginabili. I critici sostengono che tutto questo rischia di sovraccaricare le menti e cercano di dimostrarlo con un esperimento mai fatto prima d’ora. 

Find my phone

​Cosa succede quando ci rubano lo smartphone? Per scoprirlo, lo studente di regia Anthony van der Meer ha installato su un telefono Android la app "anti-furto" Cerberus, che permette di accedere a un dispositivo rubato da un pc remoto per scattare foto, girare video, leggere messaggi, contatti telefonici e sapere in quali luoghi si muove chi lo ha rubato. Poi si è fatto sottrarre il dispositivo di proposito. Il suo documentario Find My Phone​ racconta alcune settimane della vita del ladro, i suoi spostamenti e i suoi incontri, e dà l'idea di un pericolo ben maggiore del furto del proprio telefono: messo "sotto osservazione" a nostra insaputa, lo smartphone può rivelare dettagli intimi delle nostre vite.

TPB AFK: The Pirate Bay Away From Keyboard

Nei primi anni del 2000 The Pirate Bay, una piattaforma svedese di file sharing che consentiva agli utenti di condividere film e musica, ha visto aumentare a dismisura la fruizione delle sue pagine. Il processo contro i suoi fondatori ha però dato il via a una lotta impari tra Hollywood e tre pirati informatici dalla mentalità aperta e molto differenti dall'immagine che i media e gli avvocati dell'accusa hanno provveduto a dipingere.

We are legion: the story of the hacktivists

Anonymous è un collettivo di hacker e attivisti, famoso per gli attacchi ai siti web di grandi gruppi come Scientology, PayPal, Sony. Gli hacktivist che fanno parte del gruppo rifiutano le gerarchie, si battono per la libertà d’espressione e contro il potere economico delle multinazionali, e le loro azioni hanno ridefinito il concetto di disobbedienza civile su internet. Grazie alle testimonianze di attivisti ed esperti, il documentario ricostruisce la storia del gruppo dalle origini, gli hacker di Cult of the dead cow e i siti di riferimento come 4chan, fino alla maturazione politica e al ruolo assunto nella primavera araba e nel movimento Occupy. Nato come forum sul web, Anonymous è diventato un movimento globale capace di sfuggire a ogni strumentalizzazione.

Trama

Il regista ripercorre, in oltre novanta minuti di film, l’evoluzione del fenomeno Anonymous all’interno dei più generali movimenti di attivisti che stanno operando in questi ultimi anni, trattando diversi aspetti del fenomeno
   La prima parte del film, “The History”, è dedicata, dopo una prima intervista a una ragazza diciannovenne arrestata a seguito dell’Operazione Payback e dopo un cenno all’ambiente hacker del Mit degli anni Sessanta (con un’intervista allo scrittore Levy), all’analisi della bacheca “4chan” e alla nascita di una comunità di soggetti che si ritrovano su tali pagine non solamente per comunanza d’interessi ma anche per affinità di linguaggio (soprattutto scherzoso) e ideali.
In questa prima parte del documentario il fenomeno dell’hacktivism è descritto ancora in embrione capace già, però, di destare la curiosità dell’interprete (per l’importanza futura che assumerà). Al centro dell’attenzione una bacheca, 4chan, con una grafica da sito web degli anni Novanta ma che diventa ben presto il più importante luogo di aggregazione al mondo e che rende, contestualmente, il ragazzino che l’ha fondata un paladino della libertà di manifestazione del pensiero e della opposizione alla censura.
In un contesto così informale, e per certi versi estremo, nato per la passione del fondatore per i manga e contenente immagini di ogni tipo, senza limiti né censure (compresa la celebre bacheca /b, in gergo “b board”, dove sono pubblicate random quelle immagini che servono a far sì che non si ritorni a vedere le immagini di quella board…) il regista cerca di individuare i semi di quel movimento che farà della libertà di manifestazione del pensiero e della lotta al potere (e al segreto custodito dal potere) la sua bandiera.
Suggestivi i riferimenti, che i nostalgici apprezzeranno, a Cult of The Dead Cow (indicato come punto di partenza dell’hacktivism), al collettivo hacker Lopht, all’ambiente dei trenini del Mit e al sense of humor correlato alle azioni dei primi hacker.
   La parte centrale del film tratta del momento in cui questo apparente gruppo di adolescenti arrabbiati raggiunge la maturità e, in un certo senso, manifesta il suo potere. La prima occasione è la battaglia contro un colosso come la Chiesa di Scientology, battaglia motivata dall’urgenza di libertà di diffusione di contenuti in rete.
Numerose interviste toccano punti di grande interesse: l’opposizione alle minacce (“ci avevano detto di non far circolare in rete il video di Tom Cruise, ma non possono dirci cosa far circolare o no in Internet. Questo è il nostro territorio”) e la volontà di scardinare segreti (e Scientology è vista come il regno del segreto) sino alla consapevolezza dell’impatto politico che possono avere le loro azioni, anche nei confronti di grandi gruppi di potere o corporation, se coordinate in maniera efficace.
   La terza parte riguarda, infine, gli arresti che furono conseguenza dell’attacco a siti web quali quelli di PayPal e Visa in seguito al boicottaggio di molte aziende operato contro WikiLeaks e a un nuovo mutamento di prospettiva di lotta con lo schieramento a fianco di dissidenti in Paesi in rivolta (quali Egitto e Tunisia). In questo caso Anonymous diventa, anche, caso di cronaca (strettamente legato all’esplosione del caso WikiLeaks) e le tecniche di attacco (ad esempio con il software Low Orbit Ion Cannon o con nuovi sistemi di attacchi basati sul DenialOfService) vengono affinate.
Il potere di Anonymous di essere “qualunque cosa” e “ovunque”, senza un centro, e di fornire strumenti, anche tecnologici, per la protesta che sono d’incredibile efficacia, è probabilmente il lato più affascinante del documentario.
Contestualmente, l’idea di Anonymous che ne viene fuori (e come gli stessi ex attivisti intervistati interpretano) quale un vero e proprio sistema di relazioni tra persone con grandi competenze, di tutte le età, arriva a disegnare un caleidoscopio senza possibilità di definizione precisa ma con alcuni punti comuni, che sono la condivisione delle informazioni e di tecnologie, la convinzione di essere dalla parte giusta, la motivazione delle azioni in base a principi ritenuti corretti e l’opposizione costante al potere e al segreto.